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Depenalizzazione di appalto e distacco illeciti In materia di appalto e distacco

In materia di appalto e distacco illeciti, la Corte di Cassazione ha chiarito che, a seguito dell’intervenuta depenalizzazione ad opera del D.Lgs n. 8/2016, gli stessi sono puniti con la sola sanzione amministrativa, mentre permane reato, punito con l’arresto, lo sfruttamento del lavoro minorile.
In particolare la Suprema Corte, con la Sentenza n. 43926 del 18 ottobre 2016, ha sottolineato che il decreto ha depenalizzato l’ipotesi base del reato di intermediazione illecita di manodopera per violazione delle disposizioni in tema di appalto e distacco (art. 18, comma 5-bis del D.Lgs n. 8/2016), fattispecie punite con la sola pena pecuniaria, e non anche l’ipotesi aggravata relativa allo sfruttamento dei minori.

Lavoro intermittente: illegittimo per le ragioni oggettive se il CCNL lo esclude

Il Ministero del Lavoro, con Parere del 4 ottobre 2016 n. 18194, si pronuncia in relazione alla legittimità del ricorso al lavoro intermittente nell'ipotesi in cui il contratto collettivo di categoria stabilisca il divieto di utilizzo di tale forma contrattuale in ragione della mancata individuazione delle ragioni e delle esigenze produttive che ne giustifichino l'applicazione.
Il Ministero, nel ricordare che l'art. 13 del D.Lgs n. 81/2015 demanda al contratto collettivo l'individuazione delle esigenze organizzative e produttive con riferimento alle quali possono svolgersi prestazioni di lavoro intermittente, riconosce che le parti sociali, nell'esercizio della loro autonomia contrattuale, possono stabilire, non rinvenendo le predette esigenze, il divieto di utilizzo di tale forma contrattuale. In tali casi, resta comunque legittimo il ricorso al lavoro intermittente nel caso in cui sussistano i requisiti soggettivi (meno di 24 anni di età, purché le prestazioni lavorative siano svolte entro il venticinquesimo anno, e più di 55 anni).
Tutto ciò implica che la violazione delle clausole contrattuali che escludano il ricorso al lavoro intermittente determina, laddove non sussistano i requisiti soggettivi, l'assenza delle condizioni legittimanti l'utilizzo di tale forma contrattuale e la conseguente conversione in rapporto di lavoro a tempo pieno ed indeterminato.

Jobs Act: pubblicati in Gazzetta gli altri 4 decreti attuativi

Sono stati pubblicati sul S.O. n. 53 alla Gazzetta Ufficiale n. 221 del 23 settembre 2015 gli ultimi 4 decreti legislativi, attuativi della Legge n. 183/2014 (c.d. JOBS ACT) in materia di:

  • riordino e revisione della disciplina degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, con particolare riferimento alla cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria, ai contratti di solidarietà ed ai fondi di solidarietà bilaterali (Decreto Legislativo n. 148 del 14 settembre 2015);
  • razionalizzazione e semplificazione dell'attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale, con l'istituzione dell'"Ispettorato Nazionale del Lavoro" che riunifica in sé le funzioni ispettive in capo al Ministero del Lavoro, all'INPS e all'INAIL (Decreto Legislativo n. 149 del 14 settembre 2015);
  • riordino della normativa in tema di servizi per il lavoro, con l'istituzione della nuova Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) e la previsione della razionalizzazione degli incentivi all'occupazione (Decreto Legislativo n. 150 del 14 settembre 2015);
  • semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese, con particolare riguardo all'inserimento mirato delle persone con disabilità, alla costituzione e gestione del rapporto di lavoro, alle norme di materia di salute e sicurezza sul lavoro ed all'attività di videosorveglianza dei dipendenti (Decreto Legislativo n. 151 del 14 settembre 2015).

Tali decreti, in vigore dal 24 settembre 2015, vanno ad integrare la disciplina contenuta nei primi 4 decreti legislativi emanati nello scorso mese di giugno. 

Il lavoro all’estero dopo il decreto Semplificazioni

Il D.Lgs. n.151/15, all’art.18, ha introdotto nuove disposizioni in tema di lavoro all’estero.

Sono abrogate l’autorizzazione per l’assunzione o il trasferimento all’estero di lavoratori italiani e le relative sanzioni.

I lavoratori italiani disponibili a svolgere attività all’estero non devono più iscriversi nell’apposita lista di collocamento tenuta dall’ufficio regionale del lavoro che rilasciava il nulla osta all’assunzione.

Il contratto di lavoro dei lavoratori italiani da impiegare o trasferire all’estero deve prevedere:

  • un trattamento economico e normativo complessivamente non inferiore a quello previsto dai Ccnl stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative per la categoria di appartenenza del lavoratore e, distintamente, l’entità delle prestazioni in denaro o in natura connesse con lo svolgimento all’estero del rapporto di lavoro;

  • la possibilità per i lavoratori di ottenere il trasferimento in Italia della quota di valuta trasferibile delle retribuzioni corrisposte all’estero, fermo restando il rispetto delle norme valutarie italiane e del Paese d’impiego;

  • un’assicurazione per ogni viaggio di andata nel luogo di destinazione e di rientro dal luogo stesso, per i casi di morte o di invalidità permanente;

  • il tipo di sistemazione logistica;

  • idonee misure in materia di sicurezza.

Gestione separata INPS: aliquote contributive 2015

Con Circolare 5 febbraio 2015, n. 27, l'INPS ha reso noto le aliquote contributive, le aliquote di computo ed il massimale e minimale per l'accredito contributivo per l'anno 2015 per i lavoratori iscritti alla Gestione Separata.

In particolare, si segnala che le aliquote per il calcolo della contribuzione alla Gestione Separata nell'anno 2015 sono complessivamente fissate come segue:

  • soggetti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie, 30,72% (30,00% IVS + 0,72% aliquota aggiuntiva);
  • soggetti titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria: 23,50%.

Le predette aliquote sono applicabili fino al raggiungimento del massimale di reddito che, per l'anno 2015, è pari ad euro 100.324,00, mentre per l'accredito dei contributi il minimale di reddito per l'anno 2015 è pari ad euro 15.548,00.